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Quando viene introdotto un nuovo strumento in azienda, lo spazio in cui si inserisce non è mai neutro. L’adozione parte: se ne parla, si condivide, si sperimenta.
Ma il passaggio più delicato arriva dopo, quando il nuovo deve diventare pratica quotidiana.
Cosa frena davvero le persone?
In un lavoro sempre più digitale e accelerato, non tutto ciò che conta può essere ottimizzato.
E soprattutto nell’era dell’IA, alcune decisioni hanno ancora bisogno di tempo, confronto, pensiero.
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata nel lessico delle organizzazioni molto prima che nelle loro pratiche quotidiane. Se ne parla ovunque, spesso in modo polarizzato: come soluzione universale o come tecnologia difficile da comprendere e governare.
In mezzo a questa narrazione ci sono le persone. Persone che, nella maggior parte dei casi, osservano il cambiamento da una certa distanza.
Il Data Privacy Day che viene celebrato oggi a livello europeo ci ricorda ogni anno l’importanza di proteggere i dati personali. Ma se ci fermiamo alla compliance, rischiamo di perdere il punto.
È, prima di tutto, una questione di persone.
Oggi più che mai, attrarre e trattenere talenti non è una semplice questione di benefit o slogan, ma di senso. E per le nuove generazioni, il senso non è negoziabile.
“80% human. 20% tech.”, una formula semplice, quasi immediata. Proprio per questo vale la pena fermarsi un attimo e guardarla meglio. Perché ciò che appare ovvio è spesso ciò che smettiamo di interrogare.
Le organizzazioni cambiano davvero quando le persone hanno spazi reali per imparare insieme.
Non spazi metaforici, ma luoghi — fisici, digitali e culturali — in cui il confronto è possibile, il pensiero si rimette in movimento e le differenze diventano leve di evoluzione.
Negli ultimi mesi l’IA è entrata nelle roadmap di molte organizzazioni, spesso prima di entrare nelle decisioni. Prima di partire, però, serve fermarsi a fare le domande giuste.
Perché ogni trasformazione che dura nel tempo nasce da una conversazione consapevole, non dall’azione immediata.
Ogni rivoluzione tecnologica nasce da una promessa. Internet avrebbe dovuto connetterci; in parte ci è riuscito, in parte no. L’intelligenza artificiale oggi promette di liberarci dal ripetitivo e amplificare le nostre capacità. Ma l’amplificazione, di per sé, non garantisce un progresso: rende semplicemente più evidente ciò che siamo.
Milano Cortina 2026 non è solo un evento sportivo di cui ricorderemo le medaglie e le performance degli atleti. È un caso di change by design. E ci ricorda una cosa semplice: il cambiamento non accade. Si progetta.