Prosegue il programma Smart Morning, sessioni veloci di 2h al mattino, tra le 8:30 e le 10:30, tra manager HR, business e digitali che discutono sulla trasformazione digitale dal punto di vista delle persone e delle HR.
“DESIGN IS AN ACT OF LOVE”.
Con queste parole Mauro Porcini, Corporate President e Chief Design Officer di Samsung, ha aperto il suo intervento durante Dear Designer, il primo appuntamento della Open Conversation Series di POLI.design.
Dopo aver partecipato all’incontro, Mauro Meroni, Communication & Branding Manager di Smartive, ha raccolto le sue riflessioni in un nuovo articolo del nostro blog.
Un approfondimento sul legame tra design e cambiamento organizzativo, a partire da un principio che riconosciamo anche nel nostro lavoro: mettere le persone al centro delle scelte progettuali.
Dall’importanza di osservare come funzionano le organizzazioni al rapporto tra persone, cultura e tecnologia, una riflessione su ciò che intendiamo in Smartive quando parliamo di CHANGE DESIGN.
Nel lavoro quotidiano di Smartive interveniamo spesso su una contraddizione comune a organizzazioni diverse tra loro.
Gli incipit di alcuni brief sono identici: da una parte si chiede alle persone di essere autonome, intraprendenti e capaci di adattarsi; dall’altra, le si invita a farlo all’interno di processi nei quali ogni deviazione richiede un’approvazione, le decisioni risalgono la gerarchia e l’errore è ancora vissuto come un’anomalia da giustificare.
La contraddizione emerge nelle piccole cose: si sollecitano idee senza chiarire chi potrà decidere come realizzarle; si incoraggia la sperimentazione pretendendo, allo stesso tempo, la certezza del risultato.
E se, prima di chiederci perché le persone non cambiano, provassimo a osservare le condizioni in cui chiediamo loro di farlo?
Una parete piena di post-it racconta che qualcosa è successo.
Ma la quantità di idee è solo l’inizio del processo creativo.
La parte interessante arriva quando iniziano a circolare, essere discusse, messe in dubbio e trasformate dal contributo degli altri.
Perché per esplorare davvero non basta riunire persone diverse intorno allo stesso tavolo. Servono spazi, tempi e comportamenti che permettano di farlo prima di iniziare a scegliere.
Con l’IA generativa possiamo passare da un’idea ancora poco definita a una prima direzione in pochissimo tempo. Una traccia, una struttura, un punto da cui partire.
È uno dei suoi vantaggi più evidenti. Ma proprio questa velocità apre una domanda interessante: cosa succede al nostro ragionamento quando una prima risposta arriva prima ancora che abbiamo esplorato davvero il problema?
La creatività è una delle capacità che rischiamo di dare più facilmente per scontata, proprio mentre l’IA rende sempre più semplice trovare risposte.
Eppure, nelle organizzazioni, il problema raramente è la mancanza di informazioni. Più spesso manca lo spazio per osservarle da prospettive diverse, collegare idee e persone e mettere in discussione ciò che sembra già deciso.
Stiamo ancora creando le condizioni per immaginare possibilità nuove?