Martedì 30 novembre, presso il Palazzo delle Stelline a Milano, si è tenuta l’ottava edizione dell’evento “Formare e Formarsi” e noi di Smartive non potevamo di certo mancare.
Di che cosa si tratta? Ve lo sveliamo subito!
“DESIGN IS AN ACT OF LOVE”.
Con queste parole Mauro Porcini, Corporate President e Chief Design Officer di Samsung, ha aperto il suo intervento durante Dear Designer, il primo appuntamento della Open Conversation Series di POLI.design.
Dopo aver partecipato all’incontro, Mauro Meroni, Communication & Branding Manager di Smartive, ha raccolto le sue riflessioni in un nuovo articolo del nostro blog.
Un approfondimento sul legame tra design e cambiamento organizzativo, a partire da un principio che riconosciamo anche nel nostro lavoro: mettere le persone al centro delle scelte progettuali.
Dall’importanza di osservare come funzionano le organizzazioni al rapporto tra persone, cultura e tecnologia, una riflessione su ciò che intendiamo in Smartive quando parliamo di CHANGE DESIGN.
Nel lavoro quotidiano di Smartive interveniamo spesso su una contraddizione comune a organizzazioni diverse tra loro.
Gli incipit di alcuni brief sono identici: da una parte si chiede alle persone di essere autonome, intraprendenti e capaci di adattarsi; dall’altra, le si invita a farlo all’interno di processi nei quali ogni deviazione richiede un’approvazione, le decisioni risalgono la gerarchia e l’errore è ancora vissuto come un’anomalia da giustificare.
La contraddizione emerge nelle piccole cose: si sollecitano idee senza chiarire chi potrà decidere come realizzarle; si incoraggia la sperimentazione pretendendo, allo stesso tempo, la certezza del risultato.
E se, prima di chiederci perché le persone non cambiano, provassimo a osservare le condizioni in cui chiediamo loro di farlo?
Una parete piena di post-it racconta che qualcosa è successo.
Ma la quantità di idee è solo l’inizio del processo creativo.
La parte interessante arriva quando iniziano a circolare, essere discusse, messe in dubbio e trasformate dal contributo degli altri.
Perché per esplorare davvero non basta riunire persone diverse intorno allo stesso tavolo. Servono spazi, tempi e comportamenti che permettano di farlo prima di iniziare a scegliere.
Con l’IA generativa possiamo passare da un’idea ancora poco definita a una prima direzione in pochissimo tempo. Una traccia, una struttura, un punto da cui partire.
È uno dei suoi vantaggi più evidenti. Ma proprio questa velocità apre una domanda interessante: cosa succede al nostro ragionamento quando una prima risposta arriva prima ancora che abbiamo esplorato davvero il problema?
La creatività è una delle capacità che rischiamo di dare più facilmente per scontata, proprio mentre l’IA rende sempre più semplice trovare risposte.
Eppure, nelle organizzazioni, il problema raramente è la mancanza di informazioni. Più spesso manca lo spazio per osservarle da prospettive diverse, collegare idee e persone e mettere in discussione ciò che sembra già deciso.
Stiamo ancora creando le condizioni per immaginare possibilità nuove?
Quante volte di questi tempi si iniziano progetti digitali, spesso anche molto impegnativi economicamente, che coinvolgono diverse funzioni aziendali per lungo tempo. Quasi mai in tutti questi casi si considera la variabile culturale, le competenze richieste non solo per implementare il progetto ma anche per gestirlo e renderlo scalabile nell'organizzazione.